di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) Lo studio dei resti di supernova, nubi formate dalle esplosioni di supernova, sono oggetti di grande interesse scientifico. Queste nebulose, infatti, non sono semplicemente il residuo di uno dei fenomeni più violenti che avvengono nell’Universo (un’esplosione di supernova dal collasso di una stella massiva, ossia le “core-collapse supernovae”, produce un’energia pari
di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) Le stelle giovani, dette di pre-sequenza principale perchè ancora in fase di contrazione gravitazionale e con un nucleo troppo freddo e poco denso per poter produrre energia tramite le reazioni termonucleari che invece avvengono nelle stelle di sequenza principale, sono oggetti caraterizzati da fenomeni interessanti. Ad esempio, alcune di esse presentano
di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) La ricerca di esopianeti che orbitano all’interno della fascia di abitabilità della propria stella (ossia la regione dove l’acqua può esistere su un pianeta allo stato liquido) riveste ovviamente un grande interesse. In particolare, vari progetti come MEarth (Irwin et al. 2015), APACHE (Sozzetti et al. 2013) e TRAPPIST (Gillon et al.
di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) I resti di supernova, ossia uno dei due prodotti di un’esplosione di supernova assieme all’oggetto compatto formato dal nucleo della stella esplosa, sono ritenuti i principali responsabili della produzione di raggi cosmici, che vengono accelerati fino ad energie di 3×1015 eV. L’accelerazione di raggi cosmici caratterizza tutta l’evoluzione dei resti di supernova,
di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) Le stelle della nostra Galassia si sono formate tipicamente in ammassi stellari. Cio’ nonostante, solo una piccola frazione delle stelle di sequenza principale o giganti della Via Lattea e’ associata ad ammassi stellari. Questo porta alla ovvia conclusione che tipicamente gli ammassi stellari si disperdono in 10-100 milioni di anni. Sono
di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) È stato pubblicato sul sito del satellite Chandra della NASA un articolo (link) interamente dedicato agli studi INAF-OAPA/CfA della regione di formazione stellare nota come Nebulosa dell’Aquila o M16, contenente l’ammasso stellare NGC 6611, realizzato con vari telescopi operativi in diverse bande dello spettro elettromagnetico, tra cui il satellite Chandra della
di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) Il gran numero di esopianeti catalogati fino ad ora sono stati scoperti principalmente tramite due tecniche: l’analisi dei transiti e delle velocità radiali. Il metodo delle velocità radiali consiste nel misurare le piccole oscillazioni della stella attorno al centro di massa comune con il proprio sistema planetario, attraverso l’analisi dello spostamento
di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) Attorno alcune stelle di sequenza principale e’ osservato un eccesso di emissione nel lontano infrarosso rispetto ai valori attesi di emissione fotosferica. Questa emissione e’ dovuta alla presenza di dischi di polveri che orbitano attorno queste stelle. Questa ipotesi e’ stata recentemente supportata anche da immagini dirette di alcuni di questi
di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) Durante la loro breve esistenza lunga pochi milioni di anni, le stelle di grande massa (con masse maggiori di 8 masse solari, di classe spettrale O e B-early) possono influenzare violentemente l’ambiente circostante, grazie alla loro copiosa emissione di raggi UV ed intensi venti stellari. Una singola stella di classe spettrale
di Mario Giuseppe Guarcello ( segui mguarce) La possibilita’ che stelle formate dalla stessa nube molecolare possano avere la stessa composizione chimica ha portato alcuni studiosi a cercare di identificare stelle provenienti da regioni di formazione stellare ormai dissolte attraverso studi delle loro abbondanze chimiche (chemical tagging theory, Freeman & Bland-Hawthorn 2002). Questa teoria presenta pero’ un problema: