Le stelle presentano un’attività magnetica (risultante dall’interazione tra il proprio campo magnetico stellare ed il plasma in fotosfera, cromosfera e corona) che da vita ad una classe di fenomeni, come brillamenti stellari, macchie fotosferiche, faculae e protuberanze, osservati in un’ampia gamma di stelle. Questa attività è studiata analizzando alcuni indicatori spettroscopici prodotti da fenomeni magnetici: le righe H e K
Negli ultimi anni, molte molecole organiche, alcune delle quali prebiotiche, sono state osservate in diversi ambienti astronomici. Ad esempio, l’acetonitrile CH3CN è stato osservato nella nube molecolare Sag B2 e nel disco protoplanetario attorno la protostella MWC480; la formammide (precursore, ad esempio, di nucleobasi) è stata osservata in alcune galassie e nella protostella SVS13-A (in questo caso insieme ad acetaldeide
Il Sole è caratterizzato da un’intensa attività magnetica che produce fenomeni transienti come i brillamenti, le espulsioni di massa coronali, le macchie solari, le protuberanze, etc… In particolare, le espulsioni di massa coronali (CME, coronal mass ejection) sono i fenomeni di origine magnetica più energetici che osserviamo sul Sole. Le CME consistono in improvvise espulsioni di plasma altamente ionizzato dalla
Molte stelle sono caratterizzate da un’attività magnetica che si manifesta in un’intensa emissione di raggi X e UV. Questa emissione è variabile nel tempo, sia perchè l’attività magnetica che la produce varia su tempi scala brevi, sia perchè essa diminuisce durante l’evoluzione delle stelle. Ad esempio, stelle di tipo solare di pre-sequenza principale (ossia con un’età di poche decine di
Le T Tauri classiche sono stelle giovani (meno di 10 milioni di anni) circondate da un disco protoplanetario, ossia un disco di gas e polveri da cui si può formare il futuro sistema planetario della stella. Sebbene la principale fase di accrescimento di massa nelle stelle di questa classe sia terminata, esse possono continuare ad accrescere gas dal loro disco
Le stelle si formano dalla contrazione gravitazionale di enormi nubi di gas. Questo processo può avvenire in due modi diversi: la contrazione può infatti essere rapida, con tempi caratteristici dettati dalla velocità con cui il gas “precipita” verso le protostelle in formazione, o può essere più lento e sostenuto da turbolenze e dal campo magnetico locale. Nel primo caso, le
“Protostars” are stars a few million years old, which are still accreting gas and contracting for their own gravity, and whose nucleus has not reached yet the temperature and pressure necessary for the onset of thermonuclear reactions. The youngest protostars are still surrounded by a protoplanetary disk of gas and dust (class II protostars) or even by an accreting envelope
Le stelle si formano dalla contrazione gravitazionale di enormi nubi di gas. Durante la contrazione, le nubi si frammentano, dando vita non a singole stelle, ma ad associazioni e ammassi stellari che possono contenere da decine a centinaia di migliaia di stelle. Raramente, però, il processo di formazione stellare avviene in modo monolitico, ossia con un singolo evento di formazione
Decenni di osservazioni del Sole hanno mostrato che la nostra stella è caratterizzata da fenomeni transienti talvolta anche violenti, dovuti all’interazione tra il plasma ed il campo magnetico prodotto all’interno del Sole. Esempi tipici di questi fenomeni, denominati “attività magnetica”, sono le macchie solari in fotosfera, o le protuberanze in cromosfera. Tra i fenomeni magnetici più violenti, ossia quelli associati
Le stelle di piccola massa (di classe spettrale M, con una massa compresa tra 0.075 e 0.50 masse solari) sono tra gli oggetti preferiti per la ricerca e caratterizzazione di pianeti extra-solari. Per queste stelle, infatti, la tecnica delle velocità radiali risulta essere più efficace rispetto a stelle di massa maggiore. Questa tecnica consiste nell’individuare periodiche oscillazioni della luce della